Il monastero di Santa Maria di Montemirteto e la grotta di Sant’Angelo sopra Ninfa

Il monastero di Santa Maria di Montemirteto e la grotta di Sant’Angelo sopra Ninfa

ninfa sermoneta

 

Sul pendio della montagna al di sotto della città antica di Norba (Norma LT) sono visibili tra ulivi e arbusti di macchia mediterranea i resti del monastero medievale di Santa Maria di Monte Mirteto sopra Ninfa. Il monastero fu edificato, secondo Pietro Pantanelli nella sue “Notizie Istoriche appartenenti alla Terra di Sormoneta”, nel 1216 dal cardinale Ugolino che poi divenne Papa Gregorio IX. Adiacente ai ruderi si trova una grotta che fu un luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo detto Sant’Angelo sopra Ninfa o della Stramma.

La storia

Il monastero fu fatto abitare dallo stesso papa a 40 religiosi della congregazione Florense arrichendolo di molti beni e averi per il sostentamento dell’ordine. Questo monastero, come riferisce il Pantanelli, fu oggetto delle contese inerente ai beni della chiesa tra Gregorio IX e Federico II . Fu unito alla Badia della Grancia di Castro e alla chiesa di S. Erasmo di Cori. Nel 1232 Gregorio IX donò Santa Maria di Monte Mirteto, con bolla data in Spoleto, al monastero benedettino di Monte Aureo di AnagniMolendinum quod emimus a monasterio Montis Mirteti et dimidium casalis cum terris aliis quas emimus apud Ninpham

Nel 1400 seguì le sorti di Ninfa e come la cittadina fu abbandonata, Papa Martino V lo diede in commenda a Nicola vescovo di Terracina. Eugenio IV lo unì alla badia di Subiaco. Il 14 gennaio del 1703 una terribile scossa di terremoto turbò gli animi dei Romani e della provincia Pontina e pare che questo evento segnò l’abbandono definitivo del monastero. Ai tempi del Pantanelli, nel ‘700, il luogo fu abitato da un eremita e, sembra, che ivi nei venerdì di marzo si vendessero le indulgenze plenarie.

La grotta di Sant’Angelo sopra Ninfa o della Stramma

Nella grotta di Sant’Angelo sono evidenti i segni del carattere cultuale del luogo, si notano infatti tracce di una cappella e di un altare a cui si accede da una scala. Il culto sembra antichissimo: il Pantanelli cita alcuni scritti che parlano di un ninfeo o un tempietto dedicato alle Ninfe (più probabile però relativo alla città di Ninfa), ma non esistono fonti certe per tale ipotesi. Nel medioevo sembra che questo culto fosse molto attivo ed è interessante la denominazione “Sant’Angelo della Stramma” a testimoniare l’importanza di questa graminacea (Ampelodesma Mauritanicus) che ricopre i pendii brulli e calcarei esposti a sud e che erano fondamentali per la costruzione della capanne.

Secondo alcuni studi a Sant’Angelo erano devoti i Longobardi  che nella loro conversione cristiana accostarono Odino a San Michele Arcangelo. Nel Lazio meridionale sono presenti vari culti di Sant’Angelo dedicati alle grotte, si possono citare la chiesa di Sant’Angelo a Sermoneta e il culto al tempio di cd Giove a Terracina. Potrebbe attestare la presenza longobarda nel Lazio meridionale durante la guerra con i Bizantini nel VII secolo, una spunto di approfondimento sicuramente molto interessante.

Lo stato attuale

Ora il luogo è abbandonato e ricoperto dalla vegetazione per la descrizione del luogo riporto la descrizione del leggendario viaggiatore Torc che in un lungo e faticoso viaggio dall’Irlanda alle profonde vallate appenniche attraversò la terra pontina:

Il sito non è accessibile liberamente, ho dovuto scavalcare un grande cancello con tanto di cartello “pericolo – proprietà privata – divieto di accesso”.
La chiesa ruepstre di San Michele Arcangelo è visibile solo da fuori, le grate poste agli ingressi non permettono di entrare nella grotta che risulta comunque totalmente abbandonata e, probabilmente, usata come deposito di attrezzi per qualche tempo.

La chiesa di Santa Maria di Monte Mirteto è stata letteralmente mangiata dalla vegetazione, infatti è possibile accedere alla navata centrale solo tramite una porta (resa alta meno di un metro dai detriti accumulati nel tempo) posta sul lato est. All’interno ci sono segni degli affreschi decorativi e un affresco incredibilmente integro raffigurante la Madonna con il bambin Gesù.
In tutta la struttura ho rinvenuto graffiti e scritte datate che vanno da metà ‘800 fino agli anni ’80 del secolo scorso.

Tra la chiesa di Santa Maria e quella rupestre di San Michele si trova un pozzo, probabilmente edificato in epoche successive, che comunica dall’alto con la parte est della chiesa di Santa Maria:
tramite uno stretto e buio passaggio e una scala posta lì di recente, è possibile raggiungere il fondo del pozzo. L’acqua non sembra essere altissima, ma ho preferito evitare l’immersione…
Il resto del monastero è allo stato di rovina, fatta eccezione per alcune parti, vicine a quello che probabilmente era il chiostro, che sembrano esser state ricostruite in tempi recenti con pavimentazione e soppalchi di legno, attrezzati con lampadine, interruttori e persino un bagno con tanto di scarico. Il tutto, visibilmente inutilizzato già da qualche anno, stona terribilmente nelcontesto. In una stanza in particolare ho ritrovato quadri, stoviglie, sedie e volantini riguardanti “Le Giornatedell’Arcangelo – Opera di Sant’Angelo a Monte Mirteto” risalenti all’agosto 2009.

Si, ma i templari? Per adesso non pervenuti ci penserà Giacobbo!

Pubblichiamo anche le foto scattate da Torc

  • Santa Maria di Monte Mirteto  Sant'Angelo sopra Ninfa o della Stramma Ninfa


 

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